IL CASTELLO DI GROPPARELLO (VII – XII SEC)

CENNI STORICI.

Sospeso su un territorio selvaggio come nido d’aquila, il Castello di Gropparello (VIII-XIII sec.), colpisce i visitatori per il raggruppamento turrito del complesso monumentale, che durante la visita regala all’occhio un alternarsi di scorci panoramici scenograficamente diversi tra loro. A pianta irregolare per l’asperità del terreno, il Castello rappresenta un esempio dell’arte della fortificazione medievale, posto a difesa della via d’accesso alla valle, si erge su un grande comprensorio ofiolitico con un orrido che scende fino al torrente Vezzeno, e che rende il maniero inattaccabile. E’ circondato da un parco di 20 ettari, all’interno del quale si trovano le magnifiche Gole del Vezzeno con il famoso altare celtico, ed il Museo della Rosa Nascente, che si snoda in un labirinto di carpini con 17 roseti costituiti da 1280 piante di  120 varietà di rose.

Il Castello di Gropparello, noto anticamente come “Rocca di Cagnano”,  è un caratteristico esempio di opera fortificatoria medioevale posta a difesa della via di accesso ad una valle, concepita come un vero nido d’aquila a picco sul dirupo, e quindi assolutamente inattaccabile..

Il più antico documento finora conosciuto su Gropparello risale all’anno 810, ed è l’atto con cui l’imperatore Carlo Magno concede il luogo in feudo all’allora vescovo di Piacenza Giuliano II.

Si ritiene che la fortificazione di epoca carolingia sia stata edificata, come avveniva spesso, su una primitiva fortificazione romana, forse una semplice torre di guardia od un “castrum” del III – II secolo A.C..

All’epoca delle lotte tra Guelfi e Ghibellini; il castello, in mano alla parte guelfa viene in diverse occasioni e con alterna fortuna attaccato dalle forze ghibelline.

Agli inizi del ‘300 Gropparello era in mano alla potente famiglia guelfa dei Fulgosio, probabilmente per lascito dell’allora vescovo di Piacenza Filippo Fulgosio.

Nel 1599 Ranuccio I Farnese, signore di Parma e Piacenza, rientrato in possesso del feudo di Gropparello, ne investe con il titolo ereditario di “conte di Gropparello” Marcantonio Anguissola, suo uomo di fiducia, che aveva tra l’altro ricoperto la carica di governatore della val di Taro.

Nel 1848, con la morte di Gaetano Anguissola, si estingue questo ramo della famiglia; il castello, posto in vendita insieme ad altre proprietà, passa un periodo di grande decadenza in cui viene anche utilizzato, analogamente ad altri castelli della zona, come edificio rurale.

Viene acquistato nel 1869 dal conte Ludovico Marazzani Visconti Terzi, (appartenente ad un ramo della famiglia proprietaria di Grazzano Visconti), che incarica un famoso architetto piacentino del tempo, Camillo Guidotti, di un completo restauro dell’antico edificio.

Con il ‘900 il castello passa in mano a vari proprietari, e, dopo un lungo periodo di abbandono, viene acquistato nel 1974 dagli attuali, che hanno fatto la propria abitazione, promuovendovi però anche numerose iniziative affinché tutti coloro che amano la storia e l’arte possano godere del fatto che un edificio di questa importanza torni a “vivere”.

 

GENERALITÀ SULLA STRUTTURA.

Il castello di Gropparello rimane forse uno dei complessi che più conservano tutto il fascino della fortificazione medioevale, grazie anche al paesaggio eccezionale in cui si trova, ed alla particolarissima disposizione, che lo fa apparire quasi incastonato nella roccia, di origine vulcanica, su cui è stato edificato.

Le fondamenta su cui poggiano i muri in pietra sono scavate nella viva roccia, che in molti tratti è tuttora ben visibile anche all’interno dell’edificio, fuoriuscendo dal piano del pavimento in molti tratti delle antiche cantine.

L’accesso alla fortezza era possibile solo attraverso i due ponti levatoi, uno “carrabile”( tutt’oggi funzionante), che veniva abbassato soltanto per il passaggio di uomini a cavallo o carriaggi militari, ed uno pedonale.

Il portone principale è sormontato da un interessante bassorilievo rappresentante San Giorgio nell’atto di colpire il drago che stava per divorare la giovane principessa, secondo la nota leggenda che ha ispirato molti artisti medioevali e rinascimentali.

 

CORTILE CENTRALE

Il cortile centrale è uno dei luoghi più suggestivi e interessanti della costruzione; proprio da qui è possibile comprendere la logica difensiva dell’antica fortezza medioevale, dominata dalla possente mole centrale del mastio, costruito su una massa  rocciosa che si sopraeleva di una decina di metri dal piano del cortile.

    Ben lungi dal tradizionale cortile geometrico regolare di concezione bramantesca, con vari ordini di loggiati (che richiederebbe tra l’altro un terreno pianeggiante e regolare), presenta una forma irregolare vagamente triangolare, che è sostanzialmente la forma dello sperone roccioso, appena adattata alle esigenze costruttive.

 Agli interventi neogotici si deve l’assetto evidentemente scenografico della facciata con l’intonaco a strisce ed il balconcino, chiaramente allusivo alla famosa scena di “Giulietta e Romeo” tanto cara appunto al romanticismo neogotico.

Dal terrazzo alla sommità del mastio lo sguardo può spaziare, in direzione nord-ovest, fino alle prealpi venete;

Si può osservare inoltre dall’altro lato del dirupo un roccione tronco-conico (curiosamente denominato nella tradizione locale la “tomba di Garibaldi”) che è stato riconosciuto, in base a certe caratteristiche ed alle analogie con strutture similari, come luogo di culto di antiche popolazioni di razza celtica.

 

CAMERA DELL’ALCOVA

Tra gli ambienti interni, particolarmente interessanti una sala da pranzo risalente all’epoca di Marcantonio Anguissola (fine cinquecento), che conserva elementi architettonico-decorativi tra i più significativi del periodo, come il monumentale camino, con ricche decorazioni a stucco di ispirazione mitologica, e la camera detta “camera dell’alcova” per la sua funzione nel XVIII secolo.

L’ambiente, costituito da una galleria con soffitto a volta, presenta attualmente struttura architettonica e decorazioni risalenti alla metà del ‘700 in cosiddetto stile “rococò”.

L’arco che introduce all’alcova presenta al centro lo stemma degli Anguissola di Gropparello.

 

La Collezione di Strumenti Musicali

Grazie all’ottima acustica dovuta al soffitto a volta, l’ambiente è attualmente adibito a sala da musica, particolarmente adatta per la musica da camera, e contiene alcuni strumenti di grande interesse sia dal punto di vista dell’antiquariato che da quello dell’organologia (cioè dello studio dell’evoluzione degli strumenti musicali)

Il pianoforte “gran coda” dalle linee raffinate ed eleganti, risale alla metà del secolo scorso (l’anno di costruzione, determinato in base al numero di matricola, è il 1847; è quindi particolarmente antico come pianoforte, visto che normalmente si considera antico un pianoforte della fine dell’ottocento); è stato costruito a Parigi da Pierre Erard (firma intarsiata all’interno del coperchio), uno dei più prestigiosi costruttori di pianoforti dell’epoca.

L’arpa risale, invece, alla prima metà del settecento (caratteristica la dimensione, un po’ inferiore rispetto a quella dell’arpa che conosciamo noi oggi, derivante dal più massiccio e sonoro strumento tardo ottocentesco). Da una perizia approfondita sembrerebbe che l’arpa possa essere stata costruita da Sebastian Erard.Lo strumento ad arco può essere definito come “violoncello popolare”.  E’ attribuibile all’area bresciano-cremonese e risale probabilmente agli inizi del XVII secolo.

E’ stato aperto alle visite anche lo Studiolo da Musica, una Sala da Musica “didattica” dedicata alla musica antica, all’interno della quale sono ospitati un clavicembalo italiano (copia Grimaldi 1697), un arciliuto a 10 cori (copia Matteo Sellas), 2 flauti barocchi diritti (1 soprano ed 1 tenore, copie di Stansby) ,

1 cromorno soprano ed un cromorno tenore (copie degli originali presenti al Museo di Norimberga), 1 bombarda contralto (copia museo di Norimberga), un liuto popolare a 6 cori, una viella popolare, un’arpa celtica (copia), un trombone barocco di Hass 1820 circa, una ghironda francese a liuto del 1750 circa con testina di donna intagliata, 2 tamburi in pelle d’asino di scuola bolognese, triangoli e percussioni varie, oltre a una piccola collezione di sonagli e fischietti popolari.

Della collezione di strumenti presenti nello studiolo, fanno parte anche alcuni strumenti dell’ottocento: un violino e un violoncello di scuola francese del 1870 circa, un mandolino di scuola napoletana costruito da Lindberg a Firenze, un flauto traverso a 6 chiavi in legno di bosso di Majno di Milano; uno zitar ungherese del XVIII sec., un divertente piano a tavolo meccanico costruito a Vienna intorno al 1820: i piani a tavolo meccanici venivano costruiti su commissione, e servivano per allietare i salotti di conversazione delle famiglie nobili con “musica dal vivo” anche quando in casa non c’era un musicista; infatti la melodia viene creata azionando una manovella che mette in movimento dei rulli rotanti, i quali azionano attraverso delle spine metalliche i percussori che vanno a percuotere le corde vibranti.

Questa sala, oltre ad essere usata per  le attività didattiche con i bambini delle scuole elementari e medie, può essere anche usata come sala da studio o sala prove ad uso di piccoli gruppi musicali per la musica antica. 

PARCO E ORTO BOTANICO

Il castello è circondato da una tenuta di 20 ettari, suddivisa in parco secolare, boschi selvaggi, vallate, vigneti, e strapiombi su roccia viva. Dalla torre del castello si può notare come quest’ultimo domini l’incredibile ed unico paesaggio caratterizzato dalla massa scura dell’ofiolite, sormontata dal bosco di conifere, e lo strapiombo su cui il castello si erge.

Intorno al castello si snodano alcuni sentieri: sono gli antichi camminamenti di ronda, che scendono fino alle forre del torrente; essi sono costituiti da piccoli sentieri e scalette scavati nella viva roccia ai limiti del quale sorge un orto botanico creato verso la fine del 1800, epoca in cui la selvaggia natura dell’ “orrido” venne ingentilita dall’opera dell’uomo; questo orto botanico contiene specie particolarmente rare, tutt’ora in via di catalogazione, che erano caratteristiche del giardino all’italiana di ispirazione cinquecentesca e dell’orto botanico secondo la concezione ottocentesca.

I suggestivi ammassi di ofiolite che fanno da fondamenta alle mura, e la vegetazione spontanea che nasce tra questi creando un fitto bosco ombroso, contribuiscono a rendere l’atmosfera carica di magia.

 

MISTERI E LEGGENDE.

Come tutti i castelli che si rispettano, anche Gropparello ha le sue leggende ed i suoi misteri: si parla di passaggi segreti, di stanze murate, di “pozzo del taglio” (cioè quei trabocchetti costituiti da pozzi con lame acuminate infisse nelle pareti, ove venivano gettati gli sventurati che il signore voleva “far sparire” o i nemici), ecc.

Certamente esistevano delle prigioni, che si dovevano trovare in alcuni locali sotto il corpo destinato alla guarnigione, ai quali si accede attraverso bassi e stretti cunicoli, che fanno pensare proprio alla funzione di ostacolare la fuga dei prigionieri (attualmente questa parte non è visitabile per motivi di sicurezza).

Naturalmente, si parla anche di un fantasma; quello dell’infelice Rosania Fulgosio, che sarebbe stata murata viva dal marito, Pietrone da Cagnano, per averlo tradito durante una sua assenza dal castello.

    Siamo alla fine del 1200; mentre Pietrone è lontano dal castello per partecipare con le sue truppe a qualche azione militare, il castello viene attaccato da milizie avversarie condotte dal giovane Lancillotto Anguissola, antico amore di Rosania, contrastato dalla famiglia di lei.

    Il castello cade dopo una strenua difesa, ed il vincitore minaccia severe rappresaglie. La giovane castellana si getta ai suoi piedi intercedendo per la vita dei vinti; i due si riconoscono e l’antico amore si ridesta; così quella notte Rosania viene meno ai suoi doveri di sposa.

    Successivamente però Lancillotto, richiamato da altre imprese militari, lascia il castello con i suoi soldati. Ritorna Pietrone che, informato da una sua fedele fantesca di nome Verzuvia del tradimento della moglie, progetta la terribile punizione che abbiamo detto: con il pretesto di costruirsi un nascondiglio sicuro in caso di pericolo, fa scavare un antro nella viva roccia sotto le fondamenta del castello; poi, una notte, allontanati tutti i possibili testimoni, addormenta con un vino drogato la giovane moglie e ve la rinchiude; l’entrata della “camera maledetta” viene murata e nascosta accuratamente.

    La fanciulla muore in questo modo orribile, ed il suo spirito rimane legato al luogo della sua infelice esistenza, manifestandosi in certe notti con lamenti e gemiti che da allora sarebbero stati sentiti spesso da chi ha abitato il castello; sarebbe anche stata vista talvolta la diafana figura di una giovane donna che si aggirava nel parco o in certe camere del castello.

In alcune camere del corpo principale si è manifestata di recente varie volte una figura di giovane donna piuttosto minuta, con i capelli raccolti da un velo ed una veste lunga in genere bianca; l’apparizione, che è stata vista non solo dai proprietari ma anche da altri, visitatori compresi, se ne va, silenziosamente com’è arrivata, entrando in una parete, o svanisce appena si cerca di fissarla più attentamente.

 

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