Tutto cominciò con il desiderio di vivere una vita a ritmi d’altri tempi….

Era il 1994, a Milano. Era inverno. L’inverno portava sempre il sogno del Natale; la Primavera portava il desiderio della campagna. Rita – mia mamma –  originaria di Viterbo e cresciuta fra quelle terre antiche, trasferita a Milano per amore, avendo sposato un giovane eclettico insegnante milanese, si era inserita in una fiorente attività di compravendita e restauro di strumenti musicali antichi, settore nel quale in poco tempo era diventata uno dei massimi esperti. Non aveva solo una spiccata intelligenza e una sensibilità brillante… aveva anche una innata capacità imprenditoriale, all’epoca ancora non completamente matura – essendo lei ancora molto giovane – , ma che l’aveva già portata a dirigere importanti restauri al Museo della Scala di Milano e al museo Correr di Venezia.  Gianfranco – mio papà –  di antica famiglia milanese, amava e condivideva la passione per quel mondo, pur facendo un lavoro completamente diverso: il consulente informatico. In effetti era più che altro un brillante matematico, laddove per matematica si intende filosofia. E propendeva per la medicina, facoltà nella quale stava tentando la seconda laurea. Ma la sua vera passione era la musica antica. Anche se fin dalla più tenera età dipingeva benissimo e scriveva divertentissimi racconti del mistero illustrati. Dai Salesiani, presso i quali aveva condotto i suoi studi classici, aveva partecipato con la classe ai ritiri spirituali dell’ordine, in alcuni antichi conventi dove facendo amicizia col mastro organaro aveva potuto scoprire una passione per questo strumento, che avrebbe contrassegnato tutta la sua vita (e anche la nostra).

Nel Novantaquattro per l’appunto Rita organizzando un’asta di strumenti musicali si è imbattuta in un antico clavicembalo. All’asta il clavicembalo non era stato battuto, per cui si recarono nella villa settecentesca in Brianza dalla quale lo strumento proveniva, per vedere se ci potesse essere la possibilità di acquistarlo fuori asta. La villa in quel momento era in vendita frazionata. Il proprietario stava cercando di vendere anche un antico castello nel Piacentino, e si sa, da cosa nasce cosa… non sareste andati a vederlo? Loro sì. E così….

C’era la neve….

Il castello, una strabiliante piccola ed elegante architettura in pietra di chiaro stampo altomedievale giaceva addormentato, fra le edere secche, sotto uno strato candido di neve. I portoni erano chiusi, gli scuri delle finestre anche… La vallata intorno era immersa nella neve, bianca, senza tempo. Anche il cielo era bianco. Ma io non c’ero. Questo è il racconto che mi fecero, venti anni fa, quando ero bambina. Quando nel nostro salotto di Milano mamma e papà chiesero, con un sorriso misterioso, e a me alla mia sorellina: ma a voi piacerebbe andare a vivere in un castello?…..

Avevo poco più di dieci anni, e mia sorella Francesca anche. Cosa pensate che abbia risposto? Amavo i cavalli, le principesse, la storia, le sculture di Michelangelo, i quadri di Leonardo.. I CAVALLI… Già mi immaginavo, libera e felice, galoppare su e giù per le colline.

Invece i cavalli non ci furono, almeno per diversi anni.

Ci fu invece una bellissima e terrificante avventura di acquisto, progettazione, inverni freddissimi, fantasmi burloni e tante tante scomodità…. Che col tempo si trasformarono in una grande attitudine a pensare, a sognare e a inventare.

Intanto Francesca e io finivamo la scuola, passando attraverso gli anni sconcertanti del liceo, e diventando infine due giovani donne appassionate del lavoro di famiglia e di questa strana e ricchissima vita; Francesca, precisa, costante, paziente, è un ottimo amministratore, seguendo in questo le orme materne, e da papà ha preso decisamente una gran dimestichezza con i numeri e la logica. Io, Chiara, che sarei la maggiore, ci ho messo un po’ di più a maturare, avendo una grande propensione per l’arte, la pittura, la scultura, la storia, la filosofia, l’antropologia, la progettazione, la comunicazione… Che disastro!!

Comunque…  Tante persone sono passate di qui, tante avventure, centinaia di progetti, di eventi, di attività. Vite intere hanno attraversato queste mura millenarie, che sembrano eterne quanto la roccia nella quale sono state scavate. Sempre verdi come i boschi ombrosi che le circondano. Adattabili e sempre rigenerate come l’acqua che scorre nel torrente in fondo al burrone. Mura che fin da subito sono diventate parte di noi, e che ora non potrei mai immaginare separate da me e dalla mia famiglia. Parlo con le cariatidi del camino rinascimentale, accarezzo le mura e le colonne del cortile; lucido le porte con la cera d’api come se mi massaggiassi la schiena, come se chiacchierassi con un’ amico bevendo un tè. Insegno ai miei bambini l’incanto continuo e magnifico di svegliarci e addormentarci qui, in questo luogo della mente e dello spirito, il luogo che ha consacrato e pianto la vita e la morte di migliaia di abitanti, secolo dopo secolo.

Quando mi chiedono cosa si prova a vivere in un castello…

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autore Chiara Maria Gibelli

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